Il blog di Francesco Spadafora

19
Lug
2018
Che tipo di Bio sarà?
Che tipo di Bio sarà?

Che tipo di bio sarà?

La richiesta di prodotti biologici aumenta ogni giorno e negli ultimi anni, per noi produttori, la corsa ad un prodotto “sano” è caratterizzata da una maggiore attenzione alla produzione, un costante monitorare l'equilibrio naturale del vigneto e dell’ambiente circostante.  La Sicilia è tra le regioni italiane che hanno un ruolo di rilevanza all’interno del settore bio, punti di riferimento per tutte le novità.

Nei giorni scorsi l’Ansa ha riportato la notizia che in settimana la Commissione Ue presenterà agli stati membri un regolamento che introduce nuovi e più stringenti limiti all'impiego di solfato di rame, poltiglia bordolese e affini. Come è noto, il verderame è una sostanza non solo  autorizzata nell'agricoltura biologica, ma in alcuni casi è indispensabile per il trattamento di funghi e batteri. La viticoltura bio non può farne a meno e non può, al contrario degli agricoltori 'convenzionali', sostituirlo con sostanze di sintesi. L'attuale licenza dei composti del rame scade nel gennaio 2019 e, secondo fonti vicine al dossier, il 19 e 20 luglio la Commissione proporrà un rinnovo di autorizzazione per 5 anni con riduzione dei limiti di utilizzo da 6 a 4 kg all'ettaro l'anno. L'esecutivo comunitario sembra intenzionato inoltre a cancellare la flessibilità concessa dagli attuali regolamenti, secondo cui si può 'spalmare' la soglia su cinque anni (30 kg/ha) così da poter 'recuperare' il prodotto non usato nelle annate che richiedono meno trattamenti in quelle in cui invece ne servono di più. Un meccanismo, questo, a cui si fa ampio ricorso anche in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord nelle annate con piogge abbondanti, quando la pressione di funghi e batteri nei vigneti è più forte. Per i viticoltori bio francesi la proposta della Commissione mette a repentaglio importanti produzioni, per questo hanno inviato un corposo dossier al governo di Parigi in cui si chiede l'impegno a mantenere le regole attuali. (Fonti Ansa e Giornale di Sicilia).

La nostra azienda agricola fa parte della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), federazione da sempre attenta all’ambiente e alla salute delle persone, un socio FIVI su due lavora in un regime biologico o biodinamico, con una tendenza in netta crescita. Diventa fondamentale quindi che alla riunione della Commissione Europea chi rappresenterà l’Italia esprima parere contrario alle nuove proposte e si  batta per mantenere la dose attuale di 6 kg per ettaro sulla media dei 3 anni, nell’attesa che la ricerca trovi valide alternative all’utilizzo del rame in vigneto.

La riduzione di verderame in natura per chi fa bio è un grosso problema. Perché non ridurre il chimico, i sistemici. Non è la quantità di rame, se utilizzata nelle giuste quantità stabilite dai regolamenti bio,  che va nella terra ad avvelenare il terreno ma piuttosto i trattamenti sistemici quindi chimici.

La domanda è, cosa succederà alle produzioni italiane se verranno approvati nuovi e più stringenti limiti all’impiego del verderame? Che tipo di bio sarà?

 

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