Dicono di noi

Il mio vino

11 Gennaio 2011

Un Syrah siciliano da gran menzione

Annata diversa o piccola correzione di rotta? Fatto sta che “Sole dei Padri” 2006, il vino principe di Francesco Spadafora, è riuscito a riconquistare il consenso unanime dei nostri esperti

Lo scriviamo e lo diciamo un centinaio di volte l’anno: uno scivolone professionale, nel corso di una lunga carriera, può capitare a tutti. Sarebbe quasi “preoccupante” il contrario. L’importante è rimettersi in piedi in fretta e riprendere ad andare avanti con scioltezza. L’avevamo detto (oltre che scritto e pubblicato) anche un paio di anni, fa riferendoci a un rosso di un personaggio dell’enologia siciliana di cui avevamo, in epoche precedenti, sempre pensato un gran bene. Non tanto perché lui, Francesco Spadafora, il produttore in questione, è simpatico e accogliente, quanto per la qualità complessiva dei suoi vini. In quell’occasione tuttavia non ci era granché piaciuto uno dei suoi pezzi forti, il Sole dei Padri 2004, syrah in purezza. Un vino che avevamo sempre considerato superlativo, tanto da averne acquistate, per poi regalarle, anche diverse bottiglie di annate precedenti (questa etichetta ebbe come anno di nascita il 2000). La 2004 invece… Scrivemmo: “Peccato davvero. Perché Francesco Spadafora non aveva mai bucato lungo la strada intrapresa verso i vini di qualità”.
Dall’assaggio dell’annata 2006, trovata di recente sugli scaffali e tra l’altro a un euro in meno a quanto avevamo pagato la 2004, 35 euro contro 36 – abbiamo dedotto che Francesco Spadafora ha ripreso ad andare dritto e sicuro su quella strada. Di un inciampo occasionale, dunque, si era trattato.
Il vino è fatto, come detto, con un uve syrah impiantate in contrada Virzì, nel comune di Monreale, a una sessantina di chilometri da Palermo. Il primo impianto di questo vitigno risale al 1996. Il principevignaiolo, erede di una nobile casata proprietaria di vigne da oltre un centinaio d’anni, aveva scelto syrah dopo aver fatto fare studi accurati sui terreni (per un centinaio d’ettari) e sul clima, trovando il posto più adatto intorno ai 400 metri di altezza, sui fianchi di una collina esposti a nord-ovest, dove il terreno è prevalentemente di sabbia grossolana. Perché va bene che il syrah ama il sole e il caldo, ma un po’ di frescura non gli fa certo male anzi, gli sostiene l’acidità e le qualità aromatiche. Il vino è frutto di un lungo contatto mostobucce (e nel bicchiere si vede, dal colore intenso), circa tre settimane, durante le quali si sobbarca tre rimontaggi al giorno, per aumentare l’attività di estrazione e dell’amalgama delle buone sostanze. Poi sta un paio d’anni ad affinare in una fresca cantina, un anno in barrique e l’altro in bottiglia.

L’uva si sente nel bicchiere

L’annata 2006 è stata una bella attrattiva per gli occhi, con una veste rubino dalla trama fitta e ornata da luminosi rif lessi porpora. Va detto, a onor del vero, che anche sul colore dell’annata 2004, seppur avesse tonalità diverse, non avevamo avuto nulla da eccepire. I profumi di questo Igt Sicilia 2006 sono stati dominati, con eleganza, dalle amarene sottospirito, affiancati da accattivanti note di spezie e di piccoli frutti di bosco. In bocca ancora spezie, specie pepe nero i cui grani siano stati appena macinati, e frutta rossa: di medio taglio, come le prugne, e di piccolo taglio, come i lamponi. Un insieme assai gradevole alimentato da componenti morbide e acide. La chiusura è stata “lunga”, con un buon gusto finale morbido rimasto sul palato per diversi minuti.
Francesco Spadafora è unanimemente considerato “il principe del Syrah” in Sicilia e questo Sole dei Padri 2006, che perfettamente rispecchia le caratteristiche naturali dell’uva-madre, rende di nuovo merito a questa considerazione.

Allegati
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