Il blog di Francesco Spadafora

2
Giu
2017
Bio fino in fondo
Bio fino in fondo

Qualche mese fa, andando in fiera a Montpellier, abbiamo incontrato una produttrice di vino vicino di Avignone e nei 35 minuti di tram che separano la città dal palazzo delle esposizioni che accoglie la fiera, abbiamo parlato di questa ondata di grande attenzione che si sta sviluppando, anche in Francia, rispetto ai prodotti coltivati in agricoltura biologica .

Mi confermava come in Francia il consumatore finale fa grande attenzione a cosa mangia e si fida molto di quanto scritto in etichetta e della fogliolina verde che sottolinea le origini del prodotto.

Confortato da pensieri comuni, arrivo in fiera sicuro che questa attenzione sul bio potrò "percepirla", a cominciare anche del cibo che troverò da mangiare quando la scintilla nello stomaco si accenderà chiedendo di mettere dentro qualcosa.

Ma ho dovuto ricredermi. Un vino bio del mio vicino con un esagerato residuo zuccherino, che non aveva niente a che fare con l'idea etica del bio, e il bancone dei panini dove non c'era nulla che avesse un colore simile al verde e che desse la possibilità, durante una fiera internazionale, a chi non mangia carne di avere delle alternative in un Paese che fa il tifo per il biologico, mi hanno ricondotto alla cruda realtà: il biologico è vero che transita dall'agricoltura, ma transita solo, per poi continuare il suo percorso che significa rispetto per la foglia verde in tutte le fasi e potere arrivare con dignità a chi è stato destinato quel prodotto. Questo percorso invece ancora troppo spesso devia verso altre strade più comuni e commerciali. 

 

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