Il blog di Francesco Spadafora

9
Gen
2017
La responsabilità di essere chi siamo
La responsabilità di essere chi siamo


È tempo di risposte. Finite le feste, condivisi i momenti, c'è un fisiologico momento in cui bisogna fermarsi e raccontarsi i buoni propositi per l'anno appena iniziato.
Sembra banale ma la prima riflessione passa, inevitabilmente, da chi sei, come ti chiami e che responsabilità hai nei confronti delle persone che ti conoscono o, nel nostro caso, ti bevono. Dalle risposte a queste domande c'è il perché si fanno delle scelte o non si fanno quelle scelte che invece andavano fatte.
Teniamo molto alla responsabilità che abbiamo nei confronti di chi ci conosce o di chi ci beve perché, solo con questa consapevolezza davanti alle scelte tiri dritto per la tua strada e non cerchi scorciatoie.
Sono un ipotetico Massimo, vado a Virzi ed arrivo camminando lentamente con la macchina e negli ultimi chilometri di sterrato mi guardo intorno e guardo il verde dal quale sono circondato. Arrivo in cantina e trovo tutti attenti a fare qualcosa ma non vedo il produttore, chiedo e mi dicono che è in vigna con gli altri operai per potare con loro e già questo posto mi fa simpatia.
Aspetto che torni e vedo un signore armato di forbice, cappellino di lana, giubbotto pesante e scarponi, con un gran sorriso che mi saluta e questo posto mi fa ancora più simpatia.
Aspetto che tolga tutte le cose in più che ha addosso e lo seguo in cantina dove gli altri, attenti, fanno qualcosa.
Lo aspettano, iniziano gli assaggi per dirimere i dubbi e tra un bicchiere e l'altro mi sento chiedere "come mai è venuto a trovarci, visto che siamo fuori dal giro consueto delle visite?".
La risposta è una sola: avevo percepito l'attenzione che c'è in quello che fate e sentivo che c'era qualcuno alle spalle che si sentiva responsabile di questo.
L'ipotetico Massimo siamo tutti e lo ringraziamo perché ha dato un significato a tutto quello che facciamo.

 

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